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Rybakina vince lo US Open e diventa numero 1 del mondo
A New York la kazaka batte Sabalenka in tre set e chiude una corsa iniziata tra i dubbi per un problema alla caviglia. È il suo terzo titolo Slam.
Elena Rybakina ha vinto lo US Open battendo Aryna Sabalenka 6-4, 5-7, 6-2 nella finale di New York. La kazaka chiude il torneo con il terzo titolo Slam della carriera e con il nuovo numero 1 del mondo, un traguardo arrivato dopo settimane segnate da un problema alla caviglia che aveva messo in dubbio la sua presenza nel tabellone.
La finale ha avuto due svolte nette. Rybakina ha preso il primo set con un break nel terzo turno di servizio di Sabalenka, poi ha subito la reazione della bielorussa nel secondo parziale, deciso da un break nel dodicesimo game dopo undici turni di battuta tenuti consecutivamente. Nel set decisivo Rybakina è ripartita subito in avanti, ha tenuto il controllo dello scambio e ha chiuso con un ace, il dodicesimo della sua partita.
Per Sabalenka, che cercava il terzo titolo consecutivo allo US Open, la sconfitta interrompe una corsa importante a New York. Rybakina, invece, completa un torneo in cui ha battuto tre ex campionesse e ha mostrato una tenuta fisica e mentale tutt’altro che scontata alla vigilia.
Non sono ovviamente molto contenta del livello a cui ho giocato oggi, ma lei ha servito in modo incredibile. Ha giocato un tennis molto aggressivo. Oggi è stata semplicemente migliore di me. — Aryna Sabalenka
Dalla caviglia in dubbio al titolo a New York
Il dato più forte del successo è il percorso con cui Rybakina ci è arrivata. Prima dello US Open aveva dovuto fare i conti con un problema alla caviglia sinistra, definito da lei stessa cronico e riacutizzato da un movimento specifico. A Cincinnati si era ritirata nei quarti contro Iga Swiatek, proprio mentre aveva la possibilità di avvicinare il numero 1: dopo l’uscita precoce di Sabalenka, le sarebbe bastato arrivare in finale per sorpassarla.
L’arrivo a New York è stato accompagnato dall’incertezza. Rybakina è rimasta senza allenarsi con la racchetta per una settimana e nei primi giorni il dolore rendeva difficile anche camminare. Il suo esordio era in programma martedì, nella terza giornata del tabellone principale: quei giorni in più le hanno dato margine per recuperare e presentarsi in campo in condizioni migliori.
Non ho toccato la racchetta per sette giorni prima del torneo. — Elena Rybakina
Una volta iniziato il torneo, però, il rendimento è stato immediato. Rybakina non ha perso set nelle prime quattro partite. Negli ottavi ha superato Naomi Osaka, due volte campionessa del torneo, in poco più di un’ora, con sette ace, 29 vincenti e 17 errori gratuiti. È stata una delle prove più pulite della sua corsa.
È una delle migliori battitrici al mondo, quindi era davvero molto dura. — Naomi Osaka
Le rimonte con Zheng e Gauff, poi il sorpasso in classifica
Il torneo di Rybakina si è complicato nella seconda settimana. Nei quarti contro Zheng Qinwen e in semifinale contro Coco Gauff ha perso il primo set 6-3, trovandosi costretta a ribaltare partite più fisiche e meno lineari. Contro Gauff, campionessa 2023 e sostenuta dal pubblico dell’Arthur Ashe, Rybakina ha dovuto resistere anche a un secondo set diventato improvvisamente pericoloso: avanti 4-1, si è fatta riprendere, poi ha vinto due game consecutivi per portare l’incontro al terzo.
Nel set decisivo della semifinale ha trovato il break nell’ottavo game per il 5-3, lo ha subito restituito, ma ha poi chiuso la partita. Quel successo le ha garantito matematicamente il numero 1 del mondo per la prima volta. Dopo la semifinale ha definito il traguardo un “grande risultato”, spiegando però di non averci pensato troppo durante il torneo.
Quando ho giocato per il numero 1, è vero, dopo è stato un sollievo perché avevo raggiunto un obiettivo. — Elena Rybakina
Il sorpasso in classifica dà un peso ulteriore al titolo. Rybakina lascia New York con oltre 2.000 punti di vantaggio e con il posto già assicurato alle WTA Finals di fine anno. È la prima giocatrice a centrare la qualificazione. Per lei è anche la chiusura di una stagione Slam costruita soprattutto sul cemento: aveva già vinto l’Australian Open, sempre battendo Sabalenka in finale, ed è diventata la sesta donna capace di conquistare nello stesso anno i due Major su hard court.
Terzo Slam e un obiettivo ancora aperto
Il successo allo US Open è il terzo Slam della carriera di Rybakina. Il primo era arrivato a Wimbledon nel 2022, il secondo all’Australian Open di questa stagione. Nel mezzo, un’annata con risultati importanti anche fuori dagli Slam: finale a Indian Wells e titolo a Stoccarda, prima di una parentesi meno brillante sulla terra e sull’erba, con l’eliminazione al secondo turno al Roland Garros e al terzo a Wimbledon.
Il ritorno sul cemento l’ha rimessa in corsa. Prima di New York era arrivata in finale al Canadian Open, torneo in cui aveva battuto in tre set Osaka e Gauff. Poi l’infortunio di Cincinnati aveva rimesso tutto in discussione, compresa la rincorsa alla vetta del ranking. Lo US Open ha ribaltato il quadro: titolo, numero 1 e una posizione rafforzata in vista della prossima stagione, nella quale avrà due titoli Slam da difendere.
Resta anche un obiettivo storico: con Wimbledon, Australian Open e US Open già in bacheca, a Rybakina manca il Roland Garros per completare il Career Grand Slam. Sabalenka, dopo la finale, ha riconosciuto la nuova dimensione della rivale anche con una battuta legata alle sue 99 settimane da numero 1.
Vediamo se Elena riuscirà a battermi in questo. Se continua a giocare così, allora sì, sono nei guai. — Aryna Sabalenka
In questo articolo: Elena Rybakina, Aryna Sabalenka
Fonti
- Testataespn.com
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